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Inauguro oggi la nuova forma di questo spazio, scelta per la sua estetica scarna e silenziosa.


Viviamo in un’epoca di costante sovraccarico cognitivo, un tempo in cui l’eccesso cerca disperatamente di farsi passare per valore e il volume della voce per autorevolezza. In questo contesto saturato, la semplicità non è più solo una scelta stilistica: è diventata una forma di resistenza civile, un lusso intellettuale per pochi eletti che hanno ancora il coraggio di scegliere il vuoto rispetto al troppo.

Tuttavia, non fatevi ingannare: la sintesi è un lavoro faticoso. Richiede una cura maniacale e una capacità di potatura che il mondo moderno sembra aver dimenticato.

Mi viene spesso in mente la celebre riflessione di Blaise Pascal: “Mi scuso per la lunghezza della mia lettera, ma non ho avuto il tempo di scriverne una più breve”.

Ecco, questo sito è il mio tentativo di “trovare il tempo” per la brevità. Il mio concetto di “meno è meglio” non si ferma ai contenuti, ma passa visivamente attraverso il carattere che state leggendo in questo momento.

Ma che strano font

A un caro amico (vero PDM?) che ne criticava la mancanza di modernità definendolo superato, rispondo che la bellezza del Courier risiede proprio nella sua eredità incorruttibile.

Non è solo un font; è un pezzo di storia dell’informatica, un ponte verso un’epoca in cui ogni battuta di tasto aveva un peso fisico e un costo in termini di attenzione. Scegliere il Courier oggi significa custodire una precisione meccanica che non ha bisogno di fronzoli per essere autorevole.

Per chi fosse curioso di riscoprirne le origini e capire perché questo carattere a spaziatura fissa sia sopravvissuto ai decenni, lascio qui un cenno alla sua storia.

Non so se scriverò ancora: questo sito vuole essere un biglietto da visita essenziale.

Un punto fermo nel rumore di fondo.

Daniele Levi