Una caccia al tesoro dedicata a chi voleva vederla
Viste le molte richieste, mi sono deciso a scrivere un pagina (molte pagine, a dire il vero…) sulla mia collezione. Ma, come sempre, voglio fare qualcosa di diverso. Non troverete, qui, immagini, ma solo descrizioni e racconti.
Viviamo in un’epoca di bulimia visiva dove si guarda tutto senza osservare nulla. Per questo ho scelto di togliere l’immagine e lasciare solo la parola. Non è un atto di superbia né una lezione impartita dall’alto, ma un invito — quasi una sfida ludica — a ritrovare il piacere della scoperta.
La conoscenza è fatica, ma di quella “bella”, capace di nutrire lo spirito. Vi chiedo di “sporcarvi le mani” con la ricerca, di andare a scovare le referenze e studiarne le linee, perché è lo stesso esercizio che pratico io ogni giorno verso me stesso: diversamente non sarei onesto con la mia stessa curiosità.
Il motivo
Vi prego di capire bene una cosa: molti confondono questa mia posizione con un disprezzo per la modernità o per la sua velocità. Non è così. La mia non è nostalgia del passato, ma difesa dell’attenzione.
Ciò che combatto è la pigrizia mentale che ci porta a consumare migliaia di immagini senza masticarne nessuna, scivolando sulla superficie delle cose senza mai fermarci. Togliere l’immagine è il mio modo per invitarvi a rallentare: non è una punizione, ma un atto di ribellione contro la distrazione. Vi chiedo di compiere un gesto attivo, lo stesso che, mi ripeto, pratico io ogni giorno verso me stesso, perché solo attraverso lo sforzo della scoperta un oggetto smette di essere un’icona vuota e diventa un pezzo della nostra storia.
Consideratelo un esercizio di immaginazione meccanica o una caccia al tesoro. Io vi darò il nome, la storia e il motivo per cui quell’oggetto è al mio polso; se la ricerca dovesse farsi troppo ardua o se qualche referenza sembrasse svanita nel nulla, scrivetemi. Sarò felice di darvi la bussola, ma solo dopo che avrete provato a navigare da soli.
Nota: quando avrete letto tutto ciò, vi invito a non fate l’errore di pensare che la mia collezione sia un freddo esercizio di controllo intellettuale o un calcolo per completare una lista. Per me, collezionare non significa dominare la materia, ma riconoscere un habitat. Un orologio entra nella mia scatola solo se “risuona” con la mia storia o con un concetto che sento il bisogno di esplorare. È un’affinità elettiva: l’oggetto deve trovare il suo posto naturale nel mio modo di vedere il mondo. Non cerco pezzi perfetti, cerco pezzi che parlino la mia stessa lingua.
Com’è il percorso
Inizieremo da quelli che chiamo orologi “giocattolosi”. Uso questo termine nel senso più nobile e vitale: sono quegli oggetti che ti restituiscono il piacere puro e spensierato che avevi da bambino. Non hanno bisogno di guanti di velluto o di attenzioni maniacali; ti permettono di giocare con la meccanica, di caricarli senza timore e di viverli in totale libertà. Sono stati i miei primi maestri perché mi hanno permesso di studiare i fondamentali senza la paura di rovinare un capitale, insegnandomi che la dignità di un orologio non sta nel prezzo, ma nella coerenza della sua soluzione tecnica. Perché la conoscenza passa anche attraverso il gioco e il possesso di oggetti semplici, quelli che ti permettono di capire la differenza tra una soluzione tecnica geniale e una puramente estetica.
Partiamo da qui, dai fondamentali, prima di salire verso vette più impegnative, figlie di studio, ricerca e tempo.
Il percorso si concluderà con quelli che ho definito “gli orologi del cuore”. Sono pezzi che non rispondono alle logiche del collezionismo canonico. Spesso sono oggetti lasciati o donati da persone per me fondamentali; portano addosso i segni del loro tempo e della loro storia. Di questi ultimi non mi interessa analizzare la rarità o il valore di mercato. Li presenterò alla fine perché rappresentano il traguardo emotivo della mia collezione: lì dove l’orologio smette di essere un oggetto da studiare e diventa un legame indissolubile con chi non c’è più o con chi ha segnato la mia vita.
Ecco le tre parti di questa caccia al tesoro: