Un pò più di precisione: Longines Conquest V.H.P. 36mm (white dial)

L’ultimo arrivato in collezione è un mostro di tecnologia travestito da classico. Mentre molti cercano la precisione nei secondi al giorno, qui parliamo di secondi all’anno. Questo Longines è l’erede di una stirpe che ha fatto la storia del quarzo termocompensato, racchiuso in una cassa da 36mm che lo rende un concentrato di intelligenza meccanica ed elettronica.

Perché studiarlo:
Il V.H.P. non è un quarzo qualunque. È dotato di un sistema (GPD) che riallinea le lancette dopo un urto o l’esposizione a un campo magnetico. Lo studio qui si sposta sulla funzionalità invisibile. Al polso sembra un solo tempo sobrio, quasi austero con il suo quadrante bianco perlato, ma nasconde un cervello capace di gestire un calendario perpetuo fino al 2399. È la lezione definitiva: la vera complessità non ha bisogno di essere esibita.

La vostra ricerca:
Andate a cercare il video del movimento delle lancette. Osservate come la lancetta dei secondi scatti con una precisione millimetrica sugli indici. Ma soprattutto, cercate il dettaglio della corona “intelligente”: cercate di capire come, con una rotazione veloce o lenta, si possano regolare le ore o i minuti in modo intelligente.

Per quanto riguarda l’estetica, scovate le foto macro del quadrante. Noterete una lavorazione a cerchi concentrici estremamente sottile che dà profondità alla superficie. Guardate bene anche la forma della protezione della corona: è muscolosa, massiccia, e contrasta magnificamente con la dimensione contenuta dei 36mm.

Un pò più di qualità. Gli Assi di Lucerna: Carl F. Bucherer Manero & Adamavi

Saliamo sul gradino più alto (si questi due in effetti sono anche un pò più di “un pò di più”) prima della soglia del cuore. Carl F. Bucherer (CFB) rappresenta per me la sintesi perfetta tra nobiltà costruttiva e un’estetica che non ha bisogno di gridare, anzi che è proprio sottovoce. Ho scelto due pezzi agli antipodi: il Manero Urban con quadrante color mocca e l’Adamavi con quadrante argenté e bracciale a maglia milano.

Perché studiarli:
Il Manero Urban è una lezione di dettagli maniacali e di calore cromatico. Il bracciale è… beh, se lo trovate scopritelo voi… E quel quadrante mocca è una rarità: una tonalità sofisticata che non scivola mai nel nostalgico. L’Adamavi, invece, è lo studio della luce. Qui il bracciale a maglia milano non è un accessorio, ma il prolungamento della cassa stessa. In questi pezzi si impara cosa sia davvero la “finitura”: ogni spigolo e ogni indice dialogano con il polso con una coerenza che solo l’alta gamma può offrire.

La vostra ricerca:
Per il Manero Urban, scovate le foto del quadrante sotto diverse inclinazioni: vedrete il color mocca virare dal marrone caldo a un grigio-fumo ipnotico.
Per l’Adamavi, cercate macro della trama della maglia milano: non è una maglia comune, è un tessuto metallico vellutato. Osservate come gli indici a bastone, lunghissimi e sottili, diano un senso di slancio verticale a tutto il design.

Una nota di amaro: La logica del rullo compressore

Non posso presentare questi pezzi senza una riflessione doverosa. Recentemente, il gigante Rolex ha acquisito il gruppo Bucherer e, con la freddezza chirurgica dei grandi numeri, sta procedendo a una lenta cancellazione del marchio Carl F. Bucherer.

È una scelta che, al di là della spiegazione dei freddi numeri — peraltro logica, da quel punto di vista — trovo poco decorosa. Lo è specialmente se compiuta da chi possiede una potenza economica e un’influenza come quelle della maison di Ginevra. Parliamo di una produzione, quella di CFB, di circa 25.000 pezzi all’anno: una goccia nell’oceano. Faccio fatica a credere che un colosso simile potesse vedere in questo brand un reale rischio economico.

Cancellare un’eccellenza di Lucerna non è stata una necessità, ma una gelida operazione di razionalizzazione. Vedere questa identità (sapevate che CFB data 1888, 20 anni prima di Rolex? E che, peraltro, è Rolex diventata Rolex grazie al Signor Carl Friedrich Bucherer?) sacrificata sull’altare della distribuzione è un colpo basso per chi ama l’orologeria. I miei due “Carletti” oggi non sono solo oggetti splendidi; sono testimoni di un’eleganza che il mercato ha deciso di “normalizzare” senza troppi complimenti.

Il dubbio: un’eccellenza che “dava fastidio”?

Viene da porsi una domanda quasi maliziosa: non è che, forse, il livello qualitativo di Carl F. Bucherer finisse per dare fastidio? Senza nulla togliere a Rolex e Tudor — prodotti eccezionali e indiscutibili per ciò che rappresentano — i CFB giocano, a parità di categoria, in un campionato diverso (peraltro costando anche qualcosa meno: confrontate il Manero Urban con il DateJust nella sua versione tutta acciaio). Quella di CFB è un’altra storia fatta di dettagli, finiture e soluzioni tecniche che, probabilmente, creavano un cortocircuito interno difficile da gestire per chi deve mantenere gerarchie di mercato ferree. È più facile spegnere una voce fuori dal coro che ammetterne la superiorità in certi ambiti.

Anzi, vi dirò di più: non sarei affatto sorpreso se il prossimo Cellini (o chi per lui nella gamma alta di Ginevra) si presentasse improvvisamente con un rotore periferico, una di quelle complicazioni che sono state il vanto e il marchio di fabbrica di Lucerna. Ops… forse ho pensato a voce troppo alta.