C’è stato un tempo, non troppo lontano ma che oggi sembra appartenere a un’altra era geologica, in cui ci svegliavamo con un solo pensiero: “Cosa dicono i numeri oggi? Come va l’epidemia?”. In quel clima di incertezza totale, decisi di costruire il mio personale fortino di razionalità. Lo ammetto: è stata una cosa profondamente da nerd. Ma in quei giorni, l’artigianato digitale con solidi dati era l’unico modo che conoscevo per non affogare nel mare delle opinioni urlate.
Oggi il progetto non è più attivo, i grafici “non sono più”, i dati sono vuoti e i server tacciono, ma vale la pena ricordare come nacque.
Non era un software professionale, era una creatura “fatta in casa”, nata dalla necessità di avere uno sguardo lucido su come l’epidemia stesse evolvendo, lontano dai talk show e vicino alla fonte.
Sotto il cofano batteva un cuore MySQL, un database che alimentava con pazienza certosina le visualizzazioni create su Google Data Studio. La materia prima? I dati grezzi che la Protezione Civile rilasciava quotidianamente. Era un rito: scaricare, pulire, processare e infine guardare quei quattro grafici essenziali che, nel loro silenzio, dicevano molto più di mille parole.
C’erano delle regole d’ingaggio strette, quasi dei limiti poetici della tecnologia di allora. La visualizzazione corretta era un privilegio per chi usava Chrome o browser compatibili, e c’era sempre quell’ansia sottile legata alla disponibilità della base dati. Se il report non mostrava nulla, significava che la fonte era temporaneamente offline, lasciandoci per un attimo al buio.
Oggi quella pagina è un ricordo. Ma era un biglietto da visita di un momento in cui la tecnologia è stata, per me, una forma di cura e di resistenza. È stato un esperimento utile, a tratti faticoso, ma necessario per restare ancorati ai fatti quando tutto il resto sembrava scivolare via. È stato bello smanettare nel caos, finché è servito.
Comments
Comments are now closed