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Questa riflessione nasce da un mosaico di chiacchiere tra amici, maturate in diverse occasioni e — ci tengo a precisarlo, visti i tempi — sempre rigorosamente da sobri. Come premessa doverosa, vorrei chiarire che ciò che leggerete è un insieme di opinioni personali sulle automobili d’oggi: considerazioni libere, figlie di una passione condivisa, e come tali ampiamente opinabili.

La metamorfosi

La sensazione dominante è che negli ultimi cinque anni il mondo dell’auto abbia subito una metamorfosi profonda e che le automobili oggi siano… diverse. Tra l’esplosione dei SUV, le restrizioni sulle emissioni (scelta sacrosanta, sia chiaro) e l’attenzione quasi ossessiva per il cosiddetto “infotainment”, abbiamo assistito a un deciso passo indietro nel contenuto emozionale del veicolo. Per chi appartiene alla generazione a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, il cambiamento non è solo estetico, è antropologico.

Basta sfogliare una rivista di settore di fine anni ’90 o inizio 2000 per capire cosa abbiamo perso. All’epoca i SUV erano rarità che facevano capolino timidamente; il mercato era dominato da bellissime berline a due o tre volumi — alcune delle quali, come la VW Bora, rimasero ingiustamente incomprese in Italia — eleganti station wagon e coupé magnifiche.

Persino le monovolume sprizzavano un’intelligenza progettuale oggi rara. Per non parlare delle “berlinette” sportive: chi può dimenticare lo strillo di un VTEC Honda capace di toccare i 9000 giri?

C’è poi un ricordo vivido: la costante escalation qualitativa degli interni. Fino a un decennio fa, abbiamo assistito a una cura maniacale per i materiali. Oggi, purtroppo, il regresso è evidente. Sebbene il riciclo sia nobile e quindi più che benvenuto, la spinta principale è economica, inutile nasconderlo.

Prendiamo la VW Golf: sebbene la serie 8 resti un’auto equilibrata e di livello altissimo, il confronto tattile con i materiali di una Golf 4 è impietoso.

Oggi un cruscotto armonioso sembra contare meno di uno schermo con cui giocare e di un’illuminazione “lounge” fatta di lucine colorate. 

Capitolo motori

Il capitolo motori delle automobili, oggi merita una riflessione a parte. Dopo la prima era dei turbo — tanto scorbutici e carichi di lag in basso, quanto entusiasmanti in alto — abbiamo vissuto l’ascesa dei diesel.

Pur avendo sempre preferito e continuando a preferire la progressione di un benzina aspirato di grande cilindrata con una “schiena” infinita, riconosco l’incredibile raffinatezza raggiunta dai moderni motori a gasolio.

Trovo quindi ingiusto il voltafaccia repentino del mercato: che non fosse un combustibile “pulito” era noto, ma il passaggio dalle stelle alle stalle in così pochi anni sa di eccesso ideologico.

Parallelamente, non convince la svolta verso la standardizzazione modulare, dove si ottengono cilindrate diverse semplicemente togliendo cilindri allo stesso schema. È una scelta economica comprensibile, ma un tre cilindri sotto il cofano di una BMW Serie 1 o di una Volvo stride con la storia di quei marchi.

Gli elettroni a bordo con gli idrocarburi

L’elettrificazione delle automobili d’oggi: tra convinzioni e dubbi. Nel 2007 scelsi l’ibrido con una Honda Civic Hybrid, in quegli anni unica vera alternativa a Toyota. Oggi guido una Hyundai, ma resto fedele alla filosofia full-hybrid, che ritengo la sintesi più efficiente per il contesto attuale. Sulle altre forme di elettrificazione, però, il discorso cambia.

Resto molto scettico sulla tecnologia Plug-in Hybrid (PHEV). Pur vedendone i potenziali vantaggi teorici, la considero una soluzione zoppa.

Ti costringe a portarti dietro il peso e l’ingombro di due motori e di una batteria ingombrante che, una volta scarica, trasforma l’auto in un veicolo termico meno efficiente a causa della zavorra elettrica.

È un compromesso che richiede una disciplina di ricarica costante per non diventare un controsenso ingegneristico, e per il mio modo di intendere l’auto, questo limite ne offusca i benefici. 

Gli elettroni orfani

Sull’elettrico puro invece, pur considerandolo il futuro, credo che gli obiettivi europei siano troppo stringenti per tre ragioni:

  1. La sfida energetica: Non produciamo abbastanza elettricità per alimentare trasporti e l’insaziabile Intelligenza Artificiale.
  2. Il limite fisico delle batterie: Una batteria Tesla da 75 KWh pesa quasi 500 kg e occupa un metro cubo. Per fare 500 km, un’auto a benzina usa (ad esagerare) 50 litri e 50 litri pesano meno di 40 kg. Il divario di densità energetica resta enorme e sarà la vera sfida per il futuro.
  3. La barriera dei costi: Senza sussidi massicci, l’elettrico resta insostenibile per il cittadino medio. 

Le automobili oggi stanno smettendo di essere un capolavoro di ingegneria meccanica per diventare certamente un capolavoro di ingegneria elettronica, ma di fatto percepite alla stregua di un elettrodomestico o, peggio, un gadget multimediale con le ruote. Alla mia generazione questa visione toglie l’anima del viaggio.

Attenzione, non c’è un “giusto” o uno “sbagliato” universale, ma mentre il mondo corre verso un futuro asettico fatto di pixel e silenzio, noi restiamo qui: quelli che sanno ancora distinguere il tocco di una plastica nobile e che, sotto il cofano, cercano ancora il battito di un cuore, piuttosto che il ronzio di un processore. Forse siamo noi fuori tempo massimo, o forse è il mondo che ha smesso di saper guidare con il cuore.