Su questo blog non parlo quasi mai di radio; per quella mia grande passione c’è un sito dedicato a cui rimando chiunque sia curioso. Oggi però faccio un’eccezione, spinto da alcune riflessioni recenti.
Il vero motore di questo articolo, oltre ad alcuni lutti “indiretti” a cui ho partecipato, è una costante serie di notizie e di eventi che troppo spesso si vedono in TV e sulla stampa: scene insensate di dolore esibito e spettacolarizzato. In queste dinamiche recenti, la sobrietà, diciamo così, non è stata esattamente di casa. Sia chiaro, e ci tengo a ribadirlo fortemente: nutro il massimo rispetto e partecipazione per queste scomparse, ed esprimo tutta la mia vicinanza ai familiari anche se non li conosco. Non metto affatto in discussione il bisogno di altre famiglie di vivere il lutto in modo diverso; non c’è un giusto o uno sbagliato. Ma la riflessione non posso fare a meno di farla.
Un conto, infatti, è una scomparsa prematura, un evento tragico che scardina l’ordine naturale delle cose. Un conto diverso è la perdita che arriva in un periodo della vita in cui i lutti diventano “biologicamente” più frequenti e, per quanto dolorosi, normali. In fondo, in questi casi, abbiamo letteralmente un’intera esistenza per renderci conto che si tratta di un passaggio naturale. Certo, è sempre un dolore atroce e non si è mai davvero pronti a lasciare andare qualcuno, ma questo non significa farsi prendere completamente alla sprovvista da ciò che appartiene al corso delle cose.
Nel giro di pochi anni ho perso entrambi i miei genitori e alcuni familiari stretti. Nella mia famiglia l’atteggiamento sobrio è da sempre di casa. Attraversando questi momenti di dispiacere immenso, ho avvertito forte il bisogno di custodire la sofferenza con estrema compostezza. Per come sono abituato a vivere, il lutto è un dramma profondamente umano e personale da proteggere con dignità, lontano dai riflettori e da ogni forma di spettacolo.
Questa mia ricerca di riservatezza e misura mi ha fatto tornare in mente il modo in cui il mondo dei radioamatori affronta la perdita. Si tratta di una comunità regolata da un’etica ferrea e da un rispetto reciproco che quasi non ha eguali: solo nel mondo del Rugby si ritrova un codice d’onore e un’autodisciplina così profondamente radicati, ma è una storia che ho già raccontato. Tornando ai nostri radioamatori, questo spirito, noto come Ham Spirit, venne formalizzato già nel 1928 da Paul M. Segal nel celebre “Amateur’s Code”. Secondo questo codice, il radioamatore agisce sempre come un “gentiluomo”, distinguendosi per la sua lealtà, cortesia, ma soprattutto per un profondo senso di equilibrio. Non c’è spazio per il protagonismo o per l’uso distorto dello spazio comune: la frequenza è un bene condiviso da gestire con ordine, rigore e discrezione.
In un contesto in cui la misura e il decoro formano l’identità stessa della persona, la definizione di “Silent Key” (Tasto Silenzioso) per annunciare la scomparsa di un collega non è una scelta casuale, ma la sua naturale, inevitabile conseguenza.
Il termine, nato ai tempi della telegrafia per indicare il tasto Morse che smette di battere, e abbreviato ufficialmente in SK, rifiuta ogni drammatizzazione. Nella sua essenzialità tecnica, racchiude il massimo grado di delicatezza. Non si spettacolarizza la fine della vita; si constata semplicemente e con assoluto rispetto che una stazione ha spento i suoi amplificatori. Dire che qualcuno è un “Silent Key” significa onorare una presenza umana in punta di piedi, registrandone l’assenza con la stessa composta serietà con cui si è vissuto. Un addio senza fronzoli, tipico di chi ha fatto della sobrietà una scelta di vita e del silenzio il suo tributo più alto.
Di fronte alle telecamere che frugano nel dolore e alle pagine di cronaca che cercano il clamore, l’universo dei radioamatori ci ricorda che l’assenza non ha bisogno di rumore per essere profonda. Quando la spina si stacca e la trasmissione si interrompe, il modo migliore per onorare chi se ne va è custodire quel silenzio con rispetto, dignità e immutata stima. Senza scene madri, semplicemente spegnendo la radio.
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