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Storia, record d’apnea e l’ingegneria del “tool watch” definitivo

Nel panorama dell’orologeria subacquea tecnica, poche storie intrecciano l’eccellenza artigianale elvetica e le grandi imprese umane come quella di Squale. La vicenda inizia nel 1946 a Neuchâtel, culla storica dell’orologeria svizzera, dove Charles Von Büren e sua moglie Helene, entrambi grandi appassionati di immersioni subacquee e sport acquatici, fondano la Von Büren SA. In un’epoca in cui l’esplorazione marina stava vivendo la sua età dell’oro, i Von Büren decidono di specializzarsi in un componente fondamentale quanto critico: le casse stagne ad altissima resistenza per orologi da immersione.

Il “logo sul quadrante” che faceva scuola: Squale e il confronto con Doxa

Prima ancora di affermarsi come marchio autonomo di segnatempo, Squale è stata per anni la spina dorsale tecnica di molti grandi nomi dell’orologeria subacquea. La Von Büren SA produceva casse straordinariamente robuste per conto terzi: sul fondello o a ore 6 sul quadrante compariva l’iconico “squaletto”, un vero e proprio bollino di garanzia tecnica. Se un segnatempo mostrava quel piccolo simbolo, sub e professionisti sapevano che si trattava di una cassa testata per resistere alle pressioni più estreme.

Il confronto con Doxa aiuta a chiarire la natura di Squale: meno legata alla narrazione dell’esplorazione e più radicata nella costruzione tecnica degli strumenti. Se Doxa negli anni ’60 rivoluzionava il settore con il SUB 300T con quadrante arancione e la lunetta con le tabelle di decompressione della US Navy — diventando l’orologio simbolo di Jacques Cousteau e della sua équipe — Squale si distingueva soprattutto per la qualità strutturale delle sue casse.

I due marchi condivisero non a caso parte del proprio cammino: la stessa Doxa, così come Blancpain, TAG Heuer, Sinn e molti altri, ricorse in diverse occasioni alla maestria di Von Büren per la fornitura di casse capaci di garantire un’elevata resistenza alla pressione degli abissi marini. Mentre Doxa dominava la scena della divulgazione marina e della subacquea ricreativa di alto livello, Squale rimaneva il riferimento industriale per l’impermeabilità estrema. È proprio da questa reputazione silenziosa, costruita dietro le quinte dell’orologeria subacquea, che nasce il passo successivo: trasformare Squale da sigillo tecnico a marchio completo. Il marchio venne infatti registrato ufficialmente da Charles Von Büren il 10 luglio 1959 e iniziò progressivamente a comparire su orologi interamente firmati Squale.

Gli anni ’60 e ’70: la consacrazione tra le leggende dell’apnea e il mondo militare

Tra gli anni ’60 e ’70, il nome Squale esce definitivamente dal ruolo di firma tecnica nascosta e si lega alle imprese che ridefiniscono i limiti dell’immersione umana: la sfida ai record di apnea.

  • 1967 – Enzo Maiorca: Il pioniere italiano dell’apnea scende nelle acque di Siracusa abbattendo il muro dei 67 metri di profondità in assetto variabile, indossando al polso uno Squale Master.
  • 1970 – Jacques Mayol: La leggenda francese dell’apnea — la cui rivalità con Maiorca ispirerà il celebre film Le Grand Bleu di Luc Besson — stabilisce in Giappone un primato storico raggiungendo i 76 metri, affidandosi all’affidabilità delle casse Squale (tra cui la serie 2001 e la successiva 2002).

Quella credibilità maturata sul campo non resta confinata allo sport. Nello stesso periodo, la reputazione del marchio varca i confini dell’apnea ed entra anche nel settore militare: Squale diventa infatti fornitore ufficiale di corpi d’élite come la Brigata Paracadutisti Folgore e i sommozzatori della Marina Militare Italiana.

La stessa credibilità si riflette nella nascita dei modelli destinati a definire l’estetica e la tecnica del marchio. Tra questi spicca il 1521 Professional 50 Atmos, caratterizzato dalla corona a vite posizionata a ore 4 per evitare urti accidentali e non intralciare i movimenti del polso. Accanto a lui, il 2002 100 Atmos si distingue per l’imponente cassa monoblocco e per il sistema di blocco della lunetta a pressione: due riferimenti che, nel tempo, sono diventati autentici oggetti di culto tra collezionisti e appassionati.

La transizione alla famiglia Maggi e il rinascimento del marchio

Nel 1982, in un momento di forte trasformazione per l’orologeria elvetica provata dalla crisi del quarzo, avviene il passaggio di testimone: Charles Von Büren cede l’azienda alla famiglia Maggi. I Maggi non erano acquirenti casuali, bensì storici distributori italiani del marchio fin dagli anni ’60 e amici personali della famiglia Von Büren, con la quale condividevano la passione per il mare e per l’orologeria.

Sotto la guida della famiglia Maggi, Squale preserva il proprio know-how tecnico e i disegni originali nei decenni più complessi. A partire dai primi anni 2000 viene avviato un importante piano di rilancio internazionale: la sede viene riorganizzata in Svizzera, a Chiasso, e il marchio torna a far parlare di sé riproponendo i propri classici con standard costruttivi moderni, senza tradire l’estetica e il rigore costruttivo dei modelli d’epoca.

Un’eredità da strumento: la sostanza oltre la moda

Ciò che rende Squale affascinante nel moderno panorama dell’orologeria non è l’inseguimento del lusso puramente estetico, ma la fedeltà al concetto di “tool watch”: un orologio-strumento progettato per l’uso professionale.

Mentre molti marchi storici hanno convertito i propri diver in oggetti da vetrina, Squale mantiene un’identità coerente: da una parte l’umiltà delle origini come fornitore di casse per le grandi maison, dall’altra l’orgoglio di aver accompagnato apneisti, professionisti del mare e reparti speciali nelle loro missioni. Indossare uno Squale oggi significa portare al polso non un semplice accessorio, ma un pezzo d’ingegneria nato per un uso reale. Pur non avendo la risonanza e la visibilità di altri marchi più famosi, Squale conserva un legame autentico con gli oceani e con la cultura tecnica dell’immersione.

In un mercato in cui molti diver sono ormai più vicini alle vetrine che agli abissi, Squale conserva una qualità rara: l’identità di uno strumento nato prima per servire, e solo dopo per essere celebrato.