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Un assiduo lettore di Studiolevi, dopo aver letto le pagine del mio libro “Toh, che strano” e aver notato i ringraziamenti iniziali presenti nella prefazione e nell’introduzione — dove ho menzionato quelli che oggi considero i miei fari “attivi” nel panorama della divulgazione scientifica: Amedeo Balbi, Luca Perri, Gabriella Greison e tutti i ragazzi di Geopop —, mi ha recentemente scritto un’interessante email ponendomi una domanda diretta: “Ma perché proprio loro e non altri?”.

Il lettore si stupiva inoltre del fatto che, a differenza di quanto fatto in passato per giganti del calibro di Isaac Asimov (cosa che peraltro non l’ha sorpreso affatto), non avessi ancora dedicato un articolo specifico sul blog a queste figure.

La domanda è più che lecita, ma vale la pena fare una precisazione doverosa prima di procedere: non è certo che mi sia dimenticato di altri, ad esempio del grande Piero Angela. Piero Angela è stato ed è tutt’ora un mito assoluto della divulgazione, un caposaldo intoccabile per chiunque ami la scienza e la cultura in Italia. Semplicemente, in quel contesto (e qui di riflesso) sto parlando d’altro; sto parlando dei miei fari “attivi”, le voci del presente che oggi riescono a fare ciò che la buona divulgazione dovrebbe sempre fare: accendere la curiosità, smontare la complessità senza banalizzarla e ricordarci che la scienza è un’avventura umana straordinaria. E tutti, in modi diversi, sono estremamente “POP” (della cultura pop, d’altronde, ho già avuto modo di scrivere a fondo su questo stesso sito).

Certo, nel vasto panorama odierno di bravi divulgatori ce ne sono tanti altri, eppure l’equilibrio, l’entusiasmo travolgente e la spiccata vena artistica che questi specifici autori sanno trasmettere — perché sì, c’è immensa arte anche nel modo in cui raccontano la scienza — rappresentano a oggi qualcosa di pressoché unico.

Con questo non voglio certo farne un’apologia né dipingerli come supereroi infallibili della divulgazione: come tutti, non sono perfetti e possono commettere sviste o scelte comunicative discutibili. Ma il bilancio complessivo del loro impatto culturale resta straordinariamente positivo. Fatta questa doverosa premessa, è arrivato il momento di entrare nel dettaglio, di dare una spiegazione approfondita, punto per punto, analizzando le personalità e le caratteristiche uniche che rendono speciali questi straordinari divulgatori.

Amedeo Balbi: la pacata profondità, la chiarezza e la difesa della ragione

Se dovessi riassumere lo stile di Amedeo in due parole, userei rigore ed eleganza. Astrofisico, divulgatore eccezionale e, curiosamente, mio coetaneo, ha il raro dono di trattare i temi più vertiginosi dell’universo — dalla cosmologia alla ricerca di vita extraterrestre, passando per i confini dello spazio e del tempo — mantenendo sempre un tono profondamente riflessivo, pacato e mai sopra le righe.

Con Amedeo ho anche l’onore e il piacere di essere in contatto diretto, sebbene non ci siamo mai incontrati di persona. I contatti ovviamente non sono frequenti, ma ci sono e sono sempre interessantissimi, e lui è una persona davvero squisita. La sua personalità riflette esattamente la sua scrittura: una misura e un equilibrio formidabili. Nel caos mediatico in cui spesso si cerca la sensazionalizzazione a tutti i costi per fare rumore, la sua voce è un porto sicuro.

In lui si avverte costantemente una straordinaria attenzione all’eredità scientifica dell’umanità: nei suoi interventi e nei suoi libri c’è la consapevolezza profonda che la scienza non sia solo un accumulo di nozioni, ma il patrimonio più prezioso che abbiamo per decifrare il nostro posto nel cosmo. Si pensi, ad esempio, al suo modo di smontare con lucidità chirurgica e senza mai un briciolo di presunzione le derive antiscientifiche o le fake news spaziali che periodicamente intasano il web: mentre altri urlano per fare ascolti, Amedeo usa la forza gentile della ragione, del metodo e della tutela di questa grande eredità culturale, dimostrando che la verità dell’universo è già così meravigliosa da non aver bisogno di sensazionalismi da strapazzo per affascinare.

E c’è un altro aspetto fondamentale che lo contraddistingue: la sua capacità di farci riflettere sul metodo prima ancora che sui risultati. Amedeo ci insegna che il dubbio scientifico non è debolezza, ma la più alta forma di rigore intellettuale. Quando ci ricorda la grandezza e al tempo stesso la fragilità della nostra posizione nel cosmo, ci lascia spesso con riflessioni folgoranti sulla natura della conoscenza, racchiudendo perfettamente il senso della ricerca in una frase che sintetizza il suo intero pensiero: “La scienza non è un insieme di certezze immutabili, ma il modo più onesto, rigoroso e meraviglioso che abbiamo inventato per non ingannarci”.

La sua chiarezza non è mai superficiale: è il frutto di una profonda padronanza della materia unita al rispetto assoluto per chi ascolta o legge. È un faro che illumina senza accecare.

Luca Perri: l’irriverente ironia e la genialità teatrale

Dall’altra parte dello spettro stilistico troviamo lui, astrofisico e mente vulcanica della nuova generazione. La cosa straordinaria è che Luca ottiene di fatto esattamente lo stesso risultato di Amedeo — un’informazione scientifica impeccabile e rigorosa — partendo però da un approccio completamente opposto. Se questa non si chiama “tridimensionalità” della divulgazione, ditemi voi cosa dovrebbe esserlo. Inoltre, c’è una combinazione curiosa che lega me e Luca: io e lui siamo stati entrambi assidui frequentatori di due storiche istituzioni milanesi come il Planetario e il Museo della Scienza e della Tecnologia. Solo che io le ho vissute da visitatore compulsivo, mentre lui dall’altra parte del palco, come guida e anfitrione.

Luca ci ricorda che la scienza non è noiosa e che l’ironia, intrisa di una raffinata cultura pop, è uno strumento formidabile. Con il suo approccio irriverente trasforma paradossi astrofisici e aneddoti storici in racconti teatrali irresistibili, ricordandoci quel mantra che attraversa tutta la sua produzione: “Se la scienza vi annoia, state certi che è perché ve la stanno raccontando male”.

Tra le sue performance più iconiche, impossibile non citare quella andata in scena il 4 maggio 2026: quale data migliore, del resto, se non il celebre “Star Wars Day”, per celebrare quel fantastico fenomeno pop che è Guerre Stellari? In quella speciale ricorrenza, Luca ha fatto brillare il palco del Planetario Hoepli con il suo travolgente show “La scienza di Guerre Stellari”. Io, a quell’evento memorabile, c’ero e l’ho raccontato con entusiasmo su guerrestellari.net — il più storico sito italiano a tema guerre stellari con cui ho il piacere di collaborare (sì, faccio pure questo…) — nell’articolo intitolato La forza della conoscenza non è solo quella dei Jedi. È la dimostrazione plastica di come si possa mantenere intatto il rigore accademico e, allo stesso tempo, sprigionare un’empatia e un’energia scenica di primissimo piano.

Gabriella Greison: il lato umano della scienza

La fisica non è fatta solo di formule, equazioni e laboratori polverosi: è fatta di persone, carne, sangue, ossessioni, sogni e follie. E nessuno più di Gabriella, con la sua esuberanza e la sua travolgente energia creativa, riesce a ricordarcelo con tanta forza.

Tra l’altro, abbiamo studiato alla medesima università: sebbene io sia di qualche anno meno giovane, ho avuto l’occasione di incrociarla per circa un anno, il mio ultimo ed il suo primo. Non siamo in contatto diretto, ma anche con lei ho avuto il piacere comunque di qualche scambio. Gabriella ha una personalità eclettica, profondamente legata al mondo dello spettacolo e del teatro: scava nelle vite dei grandi fisici del passato (da Schrödinger a Einstein, passando per le grandi scienziate dimenticate) cercando e trovando il lato umano. Si pensi all’originalità con cui per prima ha raccontato la famosa foto del congresso Solvay del 1927: un’intuizione e una narrazione assolutamente uniche e irripetibili nel panorama della divulgazione scientifica e letteraria, che l’hanno portata giustamente a teatro. I suoi monologhi, i suoi libri e le loro performance restituiscono ai protagonisti la loro poesia e le loro fragilità.

Gabriella, inoltre, scrive cose che ti emozionano, ti fanno ridere e piangere assieme. La chiamano la rockstar della fisica, ma secondo me è anche molto di più: è un personaggio unico nel panorama non solo italiano, ma addirittura internazionale. A chi ricorda il suo discorso — tenuto a Taormina per i neolaureati del 2025 dell’Università di Messina — solo per la polemica della scollatura, quasi fosse una colpa poi essere una donna bella ed affascinante, dico che è veramente un povero di spirito. Sveglia, mondo! Io ho sentito un intervento di una potenza inaudita, coronato da parole che ti restano dentro e che racchiudono l’essenza stessa della sua visione: “Siate onde, non muri. Siate luce, anche quando tutto intorno sembra buio”. Per quanto mi si possa prendere per matto, lo metto senza esitazione allo stesso livello del celebre “I have a dream…”. È un faro che punta dritto al cuore, mostrando come la ricerca sia prima di tutto un’avventura artistica ed esistenziale.

I ragazzi di Geopop: trascinante entusiasmo e disarmante semplicità

Infine, c’è un progetto collettivo a cui sono particolarmente legato, al punto da esserne anche “mecenate” (un piccolo contributo orgogliosamente investito nella loro crescita): i ragazzi di Geopop.

Il loro merito più grande? Aver reso la geologia, la geografia, la fisica, la chimica e le scienze della Terra virali, accessibili e incredibilmente sexy per milioni di persone, dai più giovani ai nonni. E pensare da dove sono partiti e a dove e come ci sono arrivati fa riflettere sulla portata del loro percorso: adesso arrivano addirittura in TV, sul “9” (sì, proprio la rete dove c’è Fabio Fazio, per intenderci sulla dimensione!). Capite la straordinarietà? Raggiungere quel palcoscenico con la disarmante semplicità che li contraddistingue è la prova tangibile di quanto lavoro, dedizione e passione ci siano dietro. Geopop possiede una marcia in più fatta di un dinamismo visivo e narrativo che ha del sapore artistico. Partono dai fenomeni quotidiani, da ciò che ci circonda e che tocchiamo con mano, per spiegarti la complessità del mondo e della scienza con un entusiasmo così contagioso che è impossibile non rimanere incollati allo schermo.

E a riassumere perfettamente la loro filosofia e la forza di questo collettivo straordinario ci pensa Meribì (Maria Bosco), la matematica del gruppo, quando ci ricorda che dietro a ogni spiegazione scientifica c’è un’esigenza fondamentale: “La Terra ci parla continuamente, e il nostro compito non è solo ascoltarla, ma tradurre la sua voce meravigliosa affinché chiunque possa comprenderla e amarla”.

Badate bene: qui non parliamo di scorciatoie o di quella superficialità che qui su Studiolevi condanno fermamente (la convinzione errata che, se a un concetto servono quattromila parole, liquidarlo in quaranta sia sinonimo di bravura). Al contrario, la loro grandezza sta nel dono opposto: possiedono una tale e profonda padronanza della materia che riescono a strutturare il racconto in modo che ogni singola parola pesi il giusto, risultando limpida e accessibile senza tagliare via la complessità, ma spogliandola unicamente dell’inutile accademismo. È l’arte di rendere accessibile ciò che è difficile, mantenendone intatta l’essenza.

In conclusione

Asimov ci ha insegnato le fondamenta e Piero Angela rimane il pilastro e il mito eterno della nostra televisione e della divulgazione. Ma Amedeo, Luca, Gabriella e la squadra di Geopop sono i fari “attivi” che oggi tengono viva quella fiamma nel panorama italiano, unendo alla competenza scientifica un talento narrativo e artistico unico nel suo genere.

Senza di loro, il nostro modo di guardare al mondo sarebbe un po’ più buio. E ora che conoscete la risposta alla domanda del nostro attento lettore, non vi resta che leggerli, ascoltarli e, perché no, sostenere chi fa buona informazione scientifica ogni giorno con così tanta passione.