{"id":920,"date":"2026-04-12T07:00:00","date_gmt":"2026-04-12T05:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiolevi.org\/?p=920"},"modified":"2026-05-10T20:47:13","modified_gmt":"2026-05-10T18:47:13","slug":"919","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiolevi.org\/?p=920","title":{"rendered":"La 919 e l&#8217;ombra nel bosco: quando il mito della Formula 1 ha tremato"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 un silenzio particolare che avvolge il circuito di Spa-Francorchamps all&#8217;alba, prima che il rombo dei motori risvegli le Ardenne. \u00c8 il tempio della velocit\u00e0, il luogo dove si misura il valore dei piloti e la grandezza delle macchine. Per decenni, in questo anfiteatro naturale, la gerarchia \u00e8 stata scolpita nella pietra: le monoposto di Formula 1 siedono sul trono, tutto il resto \u00e8 &#8220;contorno&#8221;. Ma la mattina del 9 aprile 2018, nell&#8217;aria c&#8217;era qualcosa di diverso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuna telecamera della pay-tv, nessuna folla oceanica, nessun semaforo rosso da spegnere. Solo una vettura bianca, bassa e affilata, un mostro che emergeva dai box con un sibilo elettrico misto al ruggito di un motore compatto. Non era l\u00ec per correre una gara, perch\u00e9 non esisteva una categoria capace di ospitarla. Era l\u00ec per commettere un attentato tecnologico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre Neel Jani stringeva le cinture nell&#8217;abitacolo della Porsche 919 Hybrid Evo, la domanda non era pi\u00f9 &#8220;chi vincer\u00e0 il prossimo Gran Premio?&#8221;, ma qualcosa di molto pi\u00f9 profondo e destabilizzante:&nbsp;<strong>siamo davvero sicuri che una Formula 1 sia il limite assoluto di ci\u00f2 che l&#8217;uomo pu\u00f2 guidare in pista?<\/strong> Pochi minuti dopo, il cronometro avrebbe dato una risposta che nessuno, a Brackley o a Maranello, avrebbe potuto ignorare. La regina (la F1) era nuda, e a spogliarla era stata un&#8217;auto &#8220;con i fari&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Obiettivo &#8220;<strong>minuto e quarantadue&#8221;<\/strong> per la 919<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando Neel Jani \u00e8 uscito dalla corsia box quel luned\u00ec mattina, l\u2019obiettivo non era abbassare un record di categoria. L&#8217;obiettivo era un fantasma: il tempo di&nbsp;<strong>1:42.553<\/strong>&nbsp;stabilito da Lewis Hamilton nelle qualifiche del GP del Belgio 2017. Un tempo che rappresentava la vetta tecnologica della Formula 1 nell&#8217;era turbo-ibrida.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Jani si \u00e8 lanciato verso l\u2019<strong>Eau Rouge<\/strong>, la compressione pi\u00f9 famosa del mondo. L\u00ec, dove le F1 devono gestire il carico per non &#8220;spanciare&#8221;, la 919 Evo \u00e8 passata come se la gravit\u00e0 fosse un\u2019opinione personale. Mentre risaliva verso il Raidillon, il sistema ibrido spingeva con una violenza sconosciuta a qualsiasi altra auto da corsa:&nbsp;<strong>1.160 cavalli<\/strong>&nbsp;scaricati a terra senza sosta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul rettilineo del Kemmel, il tachimetro ha segnato i&nbsp;<strong>359 km\/h<\/strong>. Ma non era la velocit\u00e0 di punta a impressionare, quanto la facilit\u00e0 con cui la vettura divorava i cordoli. Grazie all&#8217;aerodinamica attiva, la Porsche si schiacciava al suolo nei curvoni veloci di Pouhon e Stavelot, per poi &#8220;aprire le ali&#8221; nei rettilinei, riducendo la resistenza all&#8217;avanzamento.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il sorpasso<\/strong> impossibile<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando Jani \u00e8 transitato sotto il traguardo, il tabellone ha mostrato cifre che parevano un errore del sistema:&nbsp;<strong>1:41.770<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><strong><em>0,783 secondi pi\u00f9 veloce di una Formula 1<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un mondo dove i campionati si decidono per millesimi, quasi otto decimi di secondo sono un\u2019era geologica. In quel preciso istante, la gerarchia del motorsport era stata ribaltata. Un prototipo a ruote coperte, coi fari, derivato da un&#8217;auto nata per correre 24 ore filate, aveva appena umiliato la regina della velocit\u00e0 pura sul suo terreno d\u2019elezione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La domanda iniziale non era pi\u00f9 una provocazione, ma una certezza; la F1 \u00e8 il vertice di un recinto dorato, ma l&#8217;ingegneria pura \u00e8 un&#8217;altra cosa: \u00e8 un&#8217;esplosione che non conosce etichette. Quando la tecnica si libera dall&#8217;obbligo di essere &#8216;Formula&#8217; o &#8216;Prototipo&#8217; per diventare solo &#8216;Velocit\u00e0&#8217;, la Porsche 919 Evo diventa la prova tangibile di quanto sia profonda la tana del bianconiglio.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>L&#8217;uomo nella 919<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 un dettaglio che rende questo record ancora pi\u00f9 indigesto per i puristi della Formula 1. Al volante di quella Porsche 919 Evo non sedeva un Lewis Hamilton nel pieno della sua grazia, n\u00e9 un cannibale come Max Verstappen o un perfezionista come Sebastian Vettel. E non c\u2019era nemmeno&nbsp;<strong>l&#8217;ultimo campione del mondo Ferrari, Kimi Raikkonen<\/strong>, l&#8217;uomo capace di estrarre il tempo dal nulla con la sola forza del talento naturale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, senza di loro, quella macchina ha riscritto la fisica. \u00c8 la prova definitiva: quando abbatti il recinto delle regole e lasci che sia solo la tecnica a dettare legge, la meccanica trascende l&#8217;uomo. La Porsche 919 Evo non ha avuto bisogno di un &#8216;Eletto&#8217; per superare il limite; le \u00e8 bastato che qualcuno smettesse di dirle di frenare.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il fattore Neel<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sia chiaro:&nbsp;<strong>Neel Jani<\/strong>&nbsp;\u00e8 un fuoriclasse assoluto, un vincitore della 24 Ore di Le Mans che ha passato la vita a domare prototipi da 900 cavalli nel traffico della notte francese. Ma la sua \u00e8 una categoria fatta di intelligenza, costanza e gestione, non \u00e8 un pilota di F1 stabilmente al vertice della piramide tecnica e mediatica. Eppure, quel luned\u00ec a Spa, Jani ha asfaltato il tempo di Hamilton.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo non toglie nulla al talento dello svizzero, ma aggiunge tutto al valore della macchina. Se un pilota di altissimo livello, ma&nbsp;<strong>non celebrato come il pi\u00f9 veloce di sempre<\/strong>, riesce a polverizzare il record stabilito dal pilota pi\u00f9 vincente della storia sulla sua Mercedes, allora la conclusione \u00e8 una sola: la Porsche 919 Evo era semplicemente su un altro pianeta. Una forza della natura che ha dimostrato come, una volta abbattuto il recinto, la macchina trascenda l&#8217;uomo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quel giro, Jani non stava sfidando Hamilton in un duello di riflessi o di sensibilit\u00e0 sul pedale del freno. Stava solo azionando un interruttore tecnologico che la Formula 1, per regolamento, non pu\u00f2 permettersi di toccare. \u00c8 il paradosso finale: la macchina era cos\u00ec superiore che il confronto tra i piloti diventava, per la prima volta, un rumore di fondo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Sotto la pelle del mostro 919: ingegneria senza catene<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se la Formula 1 \u00e8 un velocista che corre con uno zaino pesante, la 919 Evo \u00e8 lo stesso atleta liberato da ogni zavorra. Il segreto del sorpasso cronometrico sta in tre pilastri fondamentali:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>1. Il motore &#8220;stappato&#8221;<\/strong><br>Il V4 da 2.0 litri della 919 Hybrid originale era strozzato dai limiti di flusso di carburante imposti dal regolamento WEC. Porsche ha semplicemente rimosso il flussimetro: la potenza \u00e8 balzata da 500 a&nbsp;720 cavalli. A questi si sono aggiunti i&nbsp;440 cavalli&nbsp;del motore elettrico anteriore, anch&#8217;esso sbloccato. Risultato? Un mostro da&nbsp;1.160 CV&nbsp;pronti a esplodere a ogni uscita di curva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>2. La cura dimagrante (ma con stile)<\/strong><br>In Porsche hanno eliminato tutto ci\u00f2 che non serviva per un giro secco: martinetti idraulici, aria condizionata, sensori ridondanti. Hanno limato ogni grammo fino a scendere a&nbsp;<strong>849 kg<\/strong>. Ma, a differenza di un esperimento da laboratorio, hanno scelto di lasciare intatta l&#8217;anima della macchina: quei&nbsp;<strong>fari<\/strong>&nbsp;cos\u00ec iconici sono rimasti l\u00ec, a ricordare a tutti che era, a tutti gli effetti, un&#8217;auto nata per le gare di durata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>3. Aerodinamica da fantascienza<\/strong><br>Sulla 919 Evo gli ingegneri hanno installato un sistema di&nbsp;<strong>aerodinamica attiva totale<\/strong>. Un enorme diffusore anteriore e un\u2019ala posteriore mastodontica lavoravano in sincronia: si chiudevano nei rettilinei per fendere l&#8217;aria come un proiettile e si aprivano istantaneamente in curva per generare il&nbsp;<strong>53% di carico in pi\u00f9<\/strong>&nbsp;rispetto alla versione da gara.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sia chiaro: non si pensi che il confronto fosse impari. La Formula 1 in qualifica poteva usare liberamente ogni briciolo di ibrido e spalancare il DRS ovunque la fisica lo consentiva. La Porsche, in quel luned\u00ec a Spa, ha fatto esattamente lo stesso: ha solo scelto di farlo&nbsp;<strong>senza il &#8220;guinzaglio&#8221; dei regolamenti<\/strong>, dimostrando cosa succede quando l&#8217;ingegneria smette di chiedere il permesso.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il passaggio del testimone: 35 anni di ossessione Porsche<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 un\u2019ironia sottile, quasi poetica, che lega il record della 919 Evo a quello della Formula 1. Perch\u00e9 se a Spa la Porsche \u00e8 andata a caccia dei tempi di Hamilton, al&nbsp;<strong>vecchio Ring<\/strong>&nbsp;\u00e8 andata a caccia di se stessa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per trentacinque anni, l\u2019Infermo Verde \u00e8 stato dominato da un fantasma. Il&nbsp;<strong>6:11.13<\/strong>&nbsp;stabilito nel 1983 da&nbsp;<strong>Stefan Bellof<\/strong>&nbsp;non era solo un tempo sul giro; era una colonna d&#8217;Ercole dell&#8217;automobilismo. Un limite che sembrava invalicabile, scolpito nella roccia con una&nbsp;<strong>Porsche 956<\/strong>&nbsp;nell&#8217;epoca d&#8217;oro (e pericolosissima) del Gruppo C. Per decenni, nessun costruttore aveva osato sfidare quel numero, n\u00e9 la Formula 1 \u2014 troppo fragile e bassa per i dossi del Ring \u2014 n\u00e9 i moderni prototipi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 29 giugno 2018, Porsche ha deciso che il testimone doveva passare di mano, rimanendo per\u00f2 &#8220;in famiglia&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Timo Bernhard<\/strong>, un pilota cresciuto nel mito di Bellof, \u00e8 salito sulla 919 Evo con la consapevolezza di chi sta per compiere un parricidio tecnologico. Mentre la 956 di Bellof era un mostro analogico di potenza bruta e coraggio fisico, la 919 Evo era un bisturi digitale capace di piegare lo spazio-tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il risultato \u00e8 stato un terremoto:&nbsp;<strong>5:19.546<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Corsi e ricorsi storici: dalla 956 alla 919<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bernhard non ha solo battuto il record di Bellof; lo ha letteralmente polverizzato, togliendo quasi&nbsp;<strong>un minuto<\/strong>&nbsp;(51 secondi, per l&#8217;esattezza) a un tempo che si pensava eterno. Guardando l\u2019on-board, la sensazione \u00e8 quasi di nausea: dove Bellof doveva lottare con il cambio e la stabilit\u00e0, la 919 Evo vola letteralmente sui dossi del&nbsp;<em>Flugplatz<\/em>, con l&#8217;aerodinamica attiva che la tiene incollata al suolo dove qualsiasi altra auto decollerebbe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quel momento, il cerchio si \u00e8 chiuso. Porsche ha dimostrato che per battere la storia non serviva guardare alla Formula 1, ma superare i propri stessi miti. Se la 956 era stata la regina del ventesimo secolo, la 919 Evo si \u00e8 presa il ventunesimo, lasciando il resto del mondo \u2014 F1 inclusa \u2014 a guardare i suoi fari che svanivano tra i boschi tedeschi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec, perch\u00e9 la Formula 1 al Ring non potr\u00e0 mai nemmeno avvicinare la 919 Evo. Le monoposto moderne, anche con gli assetti pi\u00f9 permissivi possibili, sono creature troppo basse e rigide per quel nastro d&#8217;asfalto primordiale: sulle creste del Nordschleife &#8216;spancerebbero&#8217; all&#8217;istante, perdendo ogni oncia di carico aerodinamico e diventando ingovernabili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La 919, invece, porta nel sangue il DNA dei prototipi nati per le asperit\u00e0 e i dossi di Le Mans. \u00c8 l&#8217;unica macchina al mondo capace di scaricare 1160 CV tra i salti dell&#8217;Inferno Verde senza decollare, digerendo ogni sconnessione con una ferocia che la F1 non pu\u00f2 nemmeno concepire. \u00c8 qui che il recinto cade definitivamente: la Porsche non ha solo battuto un record, ha conquistato un territorio dove la F1 non pu\u00f2 pi\u00f9 mettere piede.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>La rivincita della regina<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Torniamo ora alla pista di Spa, dove comunque la Formula 1 non \u00e8 rimasta a guardare mentre il suo trono veniva profanato. L&#8217;orgoglio ferito dei progettisti di Brackley, Woking e Maranello ha impiegato appena quattro mesi per servire, almeno l\u00ec, la vendetta: era il 25 agosto 2018 quando, durante le qualifiche del Gran Premio del Belgio,\u00a0<strong>Sebastian Vettel<\/strong>\u00a0ha riportato l&#8217;ordine naturale delle cose fermando il cronometro a\u00a0<strong>1:41.501<\/strong>, circa due decimi pi\u00f9 veloce del tempo &#8220;impossibile&#8221; della Porsche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma la vera prova di forza doveva ancora arrivare. Nel 2020, la Mercedes W11 \u2014 considerata da molti la vettura pi\u00f9 perfetta mai uscita da una galleria del vento \u2014 ha definitivamente chiuso il discorso: Lewis Hamilton ha siglato una pole position in&nbsp;<strong>1:41.252<\/strong>, staccando la 919 Evo di mezzo secondo abbondante. Questa risposta brutale ha chiarito un concetto fondamentale: la Porsche ha avuto bisogno di rompere ogni regola per sorpassare il mito, mentre alla Formula 1 \u00e8 bastato continuare a fare ci\u00f2 che sa fare meglio: evolvere, affinare e, infine, dominare.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">E poi il distacco<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, la fame di velocit\u00e0 non si \u00e8 fermata nemmeno davanti al cambio radicale di regolamenti del 2022. Con l\u2019avvento delle&nbsp;<strong>&#8220;astronavi&#8221; ad effetto suolo<\/strong>, le monoposto moderne hanno iniziato a generare una forza premente mai vista prima nelle curve veloci, trasformando tratti come Blanchimont in semplici rettilinei. Nel luglio del 2025, questa evoluzione ha toccato il suo apice: durante la Qualifica Sprint,&nbsp;<strong>Oscar Piastri<\/strong>&nbsp;su McLaren ha riscritto nuovamente i confini della fisica a Spa, fermando il tempo su un mostruoso&nbsp;<strong>1:40.510<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 il colpo di grazia definitivo. Se la 919 Evo era stata un &#8220;lampo nel buio&#8221;, un esperimento isolato e privo di vincoli, la Formula 1 ha dimostrato di poter scendere di oltre un secondo sotto quel limite pur restando confinata in un regolamento tecnico estremo, si, ma rigidissimo. Oggi, guardando quel 1:40 impresso sui monitor, la provocazione di Porsche appare quasi come un lontano ricordo: la regina non \u00e8 solo tornata sul trono, ma ha costruito mura ancora pi\u00f9 alte.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Conclusioni: Il valore di un\u2019eresia tecnologica<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma quindi, se la Formula 1 \u00e8 tornata a dominare i tempi sul giro, che senso ha avuto l\u2019esperimento di Porsche? La risposta sta nel coraggio di aver infranto un tab\u00f9. La 919 Hybrid Evo non \u00e8 stata solo una meteora cronometrica, ma un&nbsp;<strong>manifesto di libert\u00e0 intellettuale<\/strong>. Ci ha ricordato che l\u2019ingegneria, quando viene slegata dai compromessi della politica sportiva e dalle esigenze dello spettacolo televisivo, pu\u00f2 raggiungere vette che nemmeno immaginiamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il valore immenso di questa impresa non risiede nel record in s\u00e9 \u2014 che per natura \u00e8 destinato a essere battuto \u2014 ma nell&#8217;aver mostrato il&nbsp;<strong>potenziale inespresso<\/strong>&nbsp;della tecnologia moderna. Porsche ha preso un&#8217;auto nata per correre 24 ore nel traffico, con i fari e i parafanghi, e l&#8217;ha trasformata in un oggetto capace di sfidare la massima espressione del motorsport mondiale sul suo terreno preferito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un\u2019epoca di regolamenti sempre pi\u00f9 castranti, dove ogni centimetro di carrozzeria \u00e8 deciso da un manuale, la 919 Evo \u00e8 stata un atto di ribellione. Ci ha insegnato che il &#8220;meglio&#8221; non \u00e8 un concetto statico e che, a volte, per vedere quanto \u00e8 profonda la tana del bianconiglio, bisogna avere il coraggio di spegnere il cronometro ufficiale e accendere la fantasia. Resta, ad oggi, l&#8217;unico esempio moderno di cosa accade quando un costruttore decide di smettere di correre contro gli avversari e inizia a correre contro le leggi della fisica.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>2026: la regina rischia di rallentare?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre i record continuano a cadere, all&#8217;orizzonte si profila un&#8217;incognita che potrebbe riaprire il dibattito: il nuovo regolamento tecnico del&nbsp;<strong>2026<\/strong>. Per la prima volta nella storia recente, la Formula 1 si trova davanti a una sfida paradossale: le nuove monoposto hanno molta pi\u00f9 potenza elettrica (un rapporto 55\/45 con il motore termico), ma una drastica riduzione del carico aerodinamico e una gestione dell&#8217;energia molto pi\u00f9 complessa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le simulazioni iniziali ed i primi 3 GP hanno sollevato pi\u00f9 di un dubbio. Con auto pi\u00f9 strette, ali pi\u00f9 piccole e l&#8217;addio definitivo a certi eccessi aerodinamici in favore dell&#8217;efficienza, c&#8217;\u00e8 il rischio concreto che le F1 del 2026 possano risultare stabilmente&nbsp;<strong>pi\u00f9 lente<\/strong>&nbsp;di un paio di secondi rispetto alle &#8220;astronavi&#8221; del 2020-2025.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se cos\u00ec fosse, la Porsche 919 Hybrid Evo potrebbe tornare a essere un fantasma scomodo. Se una monoposto del 2026 dovesse faticare a scendere sotto l&#8217;1:42 a Spa, l&#8217;ombra del prototipo di Zuffenhausen tornerebbe ad allungarsi sui box del Mondiale. Sarebbe la dimostrazione definitiva che la velocit\u00e0 non \u00e8 una linea retta sempre rivolta verso l&#8217;alto, ma una variabile dipendente dalle &#8220;manette&#8221; che i legislatori decidono di applicare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre la F1 cerca il compromesso perfetto tra sostenibilit\u00e0 e spettacolo, la 919 Evo rimane l\u00ec, ferma nel tempo, a ricordarci che la fisica non accetta compromessi: o la liberi, o la subisci.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un silenzio particolare che avvolge il circuito di Spa-Francorchamps all&#8217;alba, prima che il rombo dei motori risvegli le Ardenne. \u00c8 il tempio della velocit\u00e0, il luogo dove si misura il valore dei piloti e la grandezza delle macchine. 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