{"id":2290,"date":"2026-08-19T07:00:00","date_gmt":"2026-08-19T05:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiolevi.org\/?p=2290"},"modified":"2026-07-03T17:48:31","modified_gmt":"2026-07-03T15:48:31","slug":"il-manager-specchio-cronache-di-ordinaria-cecita-aziendale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiolevi.org\/?p=2290","title":{"rendered":"Il manager specchio: cronache di ordinaria cecit\u00e0 aziendale"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Sia chiaro fin da principio: questo blog non ha una crociata aperta contro i manager in quanto categoria. Chi scrive non nutre alcun risentimento aprioristico verso chi guida. Ma nei confronti di una specifica e ben delineata sottocategoria di manager, allora si e non ho problemi a dirlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante la parzialit\u00e0 del fenomeno, non voglio smettere di sollevare il problema. Lo scopo \u00e8 analizzarlo, sviscerarlo e provare a dare un piccolissimo contributo per superarlo. Ecco perch\u00e9 su queste pagine si trovano cos\u00ec spesso analisi, provocazioni e considerazioni sulle storture delle dinamiche d&#8217;ufficio. Non lo faccio perch\u00e9 ritenga di avere la verit\u00e0 in tasca o la ragione dalla mia parte. Al contrario: scrivo per aprire un dibattito e capire se vi sia una reale comprensione della realt\u00e0 dei fatti o se, molto semplicemente, sia finito completamente fuori strada.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci tengo a specificarlo: quanto leggerete non \u00e8 il frutto di un&#8217;isolata esperienza personale, n\u00e9 lo sfogo di un singolo pomeriggio storto. \u00c8 la sintesi e la raccolta di moltissime storie vissute, qualcuna vissuta in prima persona (per fortuna non troppe), moltissime altre raccolte per interposta persona, ma tutte rigorosamente verificate, ricorrenti e ampiamente documentate. \u00c8, insomma, un piccolo trattato di sociologia aziendale osservata sul campo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Fatta questa doverosa premessa, entriamo nei corridoi.<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esiste un momento preciso in cui la leadership smette di essere una competenza e diventa un&#8217;esibizione da avanspettacolo. Non serve un occhio clinico per vederlo: basta osservare la traiettoria dello sguardo di certi manager moderni. \u00c8 una linea retta, magnetica, perennemente orientata a intercettare una superficie riflettente. Che si tratti del vetro fum\u00e9 della sala riunioni o dello schermo dell&#8217;ultimo iPhone aziendale, l&#8217;importante \u00e8 che rimandi un\u2019immagine: la propria, possibilmente con il mento volitivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo aver codificato le leggi della Ponydinamica e aver visto il Principio di Peter applicato con spaventosa scientificit\u00e0, \u00e8 tempo di muoversi in punta di piedi verso un tema pi\u00f9 intimo. Parliamo di quella cecit\u00e0 selettiva, mista a una sicumera incrollabile, che colpisce chi siede abbastanza in alto da non vedere pi\u00f9 il pavimento.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il &#8220;teorema del microfono blindato&#8221;<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il culmine sublime di questa recita si raggiunge durante <strong>i grandi meeting aziendali<\/strong>, precisamente nel momento pi\u00f9 drammatico e comico dell&#8217;anno: il <em>question time<\/em>. Qui trova la sua massima espressione una legge non scritta che da queste parti chiamiamo <strong>il teorema del microfono blindato<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La liturgia richiede che la messinscena parta con largo anticipo. Giorni prima dell&#8217;evento, le prime linee del dipartimento HR o della comunicazione interna iniziano a battere i corridoi alla disperata ricerca di &#8220;volontari&#8221; a cui affidare le domande di ordinanza. Domande scritte da un comitato di ghostwriter terrorizzati, opportunamente sterilizzate e prive di qualsiasi traccia di carboidrati intellettuali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vera commedia dell&#8217;arte si compie quando qualcuno \u2013 ancora dotato di pensiero autonomo \u2013 commette il peccato originale di onest\u00e0. Alla richiesta di disponibilit\u00e0, risponde sornione: <em>&#8220;Ok, va bene, faccio io la domanda. Per\u00f2 la domanda sar\u00e0 la mia, e non la concordiamo prima. La anticipo, ma quella \u00e8 e quella resta&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A quel punto, la fisica aziendale si ferma. Non assistiamo a un rifiuto motivato, a una discussione o a un barlume di feedback. Niente di tutto questo richiede troppo coraggio. Si sperimenta, invece, il fenomeno del <strong>vuoto relazionale<\/strong>: l&#8217;interlocutore semplicemente ignora. Lo sguardo si fa vitreo, l&#8217;interlocutore si gira di scatto come se avesse visto un predatore nella savana e passa oltre, cancellandoti istantaneamente dal piano di esistenza aziendale. Il microfono voler\u00e0 verso un collega decisamente pi\u00f9 allineato, lasciando il malcapitato nell&#8217;angolo con la colpa di aver proposto una conversazione vera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 il manager con la sicumera non cerca il dialogo. Cerca l&#8217;applauso finto a una domanda finta, possibilmente senza incidenti diplomatici.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">&#8220;Risorsa&#8221; sarai tu (e tua sorella)<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La conseguenza pi\u00f9 dolorosa di questa totale mancanza di coraggio intellettuale si riflette nel vocabolario quotidiano. Nei corridoi ha preso piede un termine ipocrita, masticato con finta bonomia: <em>risorsa<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci ripetono fino alla nausea che le persone sono &#8220;la risorsa pi\u00f9 importante dell&#8217;azienda&#8221;. Ma basta grattare la vernice della retorica per trovare la verit\u00e0 contabile. Nella testa del manager affetto da egocentrismo, la &#8220;risorsa&#8221; ha lo stesso statuto ontologico del toner della stampante o del gasolio per i furgoni. Qualcosa da spremere, consumare e, all&#8217;occorrenza, tagliare quando i fogli excel minacciano di passare dal nero al rosso. L&#8217;impiegato cessa di essere un professionista con un nome, un&#8217;intelligenza e una dignit\u00e0, e diventa una riga di costo. Una passivit\u00e0 da ottimizzare per far brillare il bilancio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Viene da rispondere, con il sorriso pi\u00f9 calmo e letale del mondo: <em>&#8220;Risorsa sarai tu&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Trattare gli esseri umani come puro materiale di consumo \u2013 ignorando che dietro quel &#8220;costo&#8221; c&#8217;\u00e8 l&#8217;unico vero motore del valore aziendale \u2013 non \u00e8 cinismo da squali della finanza. \u00c8 semplicemente scarsa igiene intellettuale. \u00c8 egoismo contabile applicato da chi confonde un&#8217;azienda viva con un foglio di calcolo morto.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Un invito a scendere dal cerchio rosso<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo articolo non vuole essere un manifesto di protesta. Al contrario, vuole essere un invito terapeutico, quasi un sussurro all&#8217;orecchio di chi soffre di questa fastidiosa ipertrofia dell&#8217;io. Un invito ai signori manager di scrutare la sobria bellezza della penombra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molti di loro confondono la leadership con l&#8217;epica d&#8217;accatto. Vi ricorda qualcosa? Qualcosa di cui su queste pagine abbiamo gi\u00e0 parlato. Pensano che per guidare sia necessario salire su un palco e posizionarsi esattamente al centro del <strong>tondo rosso di un TED talk<\/strong>, dispensando pillole di ovviet\u00e0 mascherate da illuminazioni divine. Ma la vera autorevolezza non ha bisogno di quel cerchio perfetto sul tappeto. Non ha bisogno di riflettori puntati per nascondere il vuoto dietro le quinte, n\u00e9 dell&#8217;illusione protettiva di domande concordate a tavolino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vera leadership si misura da un dettaglio millimetrico: la capacit\u00e0 del capo di scendere da quel tondo rosso e fare un passo di lato. Di spegnere l&#8217;occhio di bue su di s\u00e9 per permettere agli altri di lavorare e di parlare sul serio, accettando anche l&#8217;imprevisto di una domanda non filtrata. Altrimenti, se si continua a recitare da soli davanti a un pubblico di cartonati a cui \u00e8 vietato fare domande vere, l&#8217;unica reale &#8220;risorsa&#8221; rimasta in azienda sar\u00e0 lo specchio del loro ufficio.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Postilla di cortesia<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In conclusione, vorrei comunque inviare un messaggio di assoluta serenit\u00e0. Nella remota, improbabile e quasi fantascientifica ipotesi che un manager peterizzato sia capitato per errore su questo blog e stia leggendo queste righe proprio ora, vorrei rassicurarlo: stia tranquillo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E gli sia concesso un plauso sincero: il fatto stesso di essere arrivato fin qui, leggendo ogni singola parola di questo articolo con i propri occhi, senza essersi fatto assistere da un\u2019intelligenza artificiale che riassumesse il contenuto in tre comodi punti per non sprecare tempo prezioso, gli fa onore. Dimostra una tenacia d&#8217;altri tempi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi si rilassi. Sebbene lo si riconosca con disarmante facilit\u00e0 \u2013 un po&#8217; per la postura specchio-dipendente, un po&#8217; per il panico negli occhi davanti a un microfono non preventivato \u2013 non andr\u00f2 certamente in giro a indicarlo col dito o a svelare il bluff ai suoi colleghi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Per\u00f2, caro manager peterizzato, sappilo con assoluta certezza: <strong>io so esattamente chi e cosa sei.<\/strong> E, da questo preciso momento, forse inizi a saperlo anche tu.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sia chiaro fin da principio: questo blog non ha una crociata aperta contro i manager in quanto categoria. Chi scrive non nutre alcun risentimento aprioristico verso chi guida. 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