{"id":1951,"date":"2026-08-09T07:00:00","date_gmt":"2026-08-09T05:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiolevi.org\/?p=1951"},"modified":"2026-07-09T07:45:38","modified_gmt":"2026-07-09T05:45:38","slug":"smartwatch-al-polso-una-risposta-a-roberto-e-sugli-ingranaggi-del-fraintendimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiolevi.org\/?p=1951","title":{"rendered":"Smartwatch al polso: una risposta a Roberto (e sugli ingranaggi del fraintendimento)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nota dell&#8217;autore: l&#8217;articolo che segue nasce da uno scambio epistolare via e-mail. Ringrazio il lettore Roberto per avermi espressamente autorizzato a pubblicare questa riflessione citando il suo nome parlando di Smartwatch.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Come sempre accade da queste parti, ci sono e-mail che hanno il potere di accendere un qualcosa nella mia mente, costringendomi a fermarmi e a mettere in discussione il modo in cui comunico le mie passioni. Quando ho aperto il messaggio di Roberto, nella mia testa si \u00e8 scatenato un immediato duello dialettico tra due anime che convivono stabilmente in me: il caotico e sbrigativo Paperoga e il metodico, enciclopedico Pico De Paperis.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Paperoga:<\/strong>&nbsp;<em>\u00abMa lascialo perdere, dai! Ma chi te lo fa fare di rispondere? Che leggesse meglio quello che scrivi! Cestina tutto e andiamo a fare un pisolino!\u00bb<\/em><br><\/li>\n\n\n\n<li><strong>Pico De Paperis:<\/strong>&nbsp;<em>\u00abUn momento, caro il mio piumato e frettoloso cugino! E se invece non fossi stato io abbastanza incisivo? Un dubbio scientifico \u00e8 sempre un&#8217;opportunit\u00e0 di approfondimento storiografico!\u00bb<\/em><br><\/li>\n\n\n\n<li><strong>Paperoga:<\/strong>&nbsp;<em>\u00abS\u00ec, vabb\u00e8, o pi\u00f9 semplicemente ha letto il tuo articolo di fretta sulla metropolitana mezzo assonnato alle 7 del mattino, tra una fermata e l&#8217;altra, mentre andava al lavoro senza prestare attenzione.\u00bb<\/em><br><\/li>\n\n\n\n<li><strong>Pico De Paperis:<\/strong>&nbsp;<em>\u00abPu\u00f2 darsi. Ma da perfetto accademico devo chiedermi: cosa diavolo ha letto di preciso? Ho forse lasciato intendere una cosa per un&#8217;altra? Fammi andare a rileggere l&#8217;archivio, non vorrei aver commesso io un errore di sintassi&#8230;\u00bb<\/em><br><\/li>\n\n\n\n<li><strong>Paperoga:<\/strong>&nbsp;<em>\u00abMa per carit\u00e0, che noia l&#8217;archivio! Sugli smartwatch hai sempre mantenuto una linea coerente. Passiamo oltre, ti prego!\u00bb<\/em><br><\/li>\n\n\n\n<li><strong>Pico De Paperis:<\/strong>&nbsp;<em>\u00abNo, fermati. Lui ci ha visto dell&#8217;astio. E da come scrive, non sembra affatto uno che muove la penna a caso. Anzi, argomenta con logica e acume. Io voglio capire dov&#8217;\u00e8 l&#8217;inghippo strutturale.\u00bb<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine, com&#8217;era giusto che fosse, ha vinto l&#8217;approccio enciclopedico di Pico De Paperis e ho risposto. E ne \u00e8 nato un interessante e fitto scambio di battute &#8220;da umano a umano&#8221;. Roberto si \u00e8 dimostrato un interlocutore attento ed arguto, molto piacevole nei modi e forte di quel giusto compromesso fra l&#8217;approccio analitico e il tono diretto. \u00c8 stato proprio questo confronto cos\u00ec stimolante a convincermi di una cosa: la nostra chiacchierata meritava di uscire dalla casella di posta per diventare un articolo pubblico. Vale sempre la pena di essere onesti fino in fondo ed evitare che il fraintendimento metta radici, soprattutto in un sito internet che rifiuta la fretta dei social network.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel suo primo messaggio, Roberto mi chiedeva conto di un&#8217;impressione maturata navigando nella sezione in cui metto a nudo la mia collezione di orologi. Tra le righe, c&#8217;era una domanda che mi ha fatto sorridere:\u00a0<em>\u00abMa perch\u00e9 detesti cos\u00ec tanto gli smartwatch?\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La risposta breve \u00e8:&nbsp;<strong>non li detesto affatto<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La risposta lunga, invece, richiede di fermarsi un momento a poggiare i piedi su qualcosa di solido e analizzare come a volte sia facile interpretare una distinzione tecnica come un&#8217;avversione emotiva. Ci tengo ad approfondire insieme il bello della complessit\u00e0. Il punto, infatti, non \u00e8 l&#8217;odio. Difficilmente su queste pagine si vedr\u00e0 passare dell&#8217;odio, e di certo mai gratuito. Anche perch\u00e9, diciamoci la verit\u00e0, gli smartwatch non mi hanno fatto nulla di male. La mia \u00e8 semplicemente una questione di corretta categorizzazione scientifica degli oggetti.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Ma allora cos&#8217;\u00e8 uno smartwatch?<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per me, un dispositivo Apple o Garmin non \u00e8 un orologio. \u00c8 un&nbsp;<strong>computer da polso<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se proviamo a smontare il presente per capirne gli ingranaggi, la differenza salta all&#8217;occhio. Un orologio classico \u2014 che sia meccanico o basato sulla precisione di un cristallo di quarzo \u2014 nasce con un&#8217;anima e un&#8217;architettura progettate per un unico, nobilissimo scopo: misurare e mostrare lo scorrere del tempo in modo autonomo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un moderno smartwatch, l&#8217;ora \u00e8 diventata una funzionalit\u00e0 accessoria. \u00c8 una notifica tra le tante, un widget che gira sopra un sistema operativo complesso che gestisce sensori biometrici, messaggi e chiamate. Vive in funzione di una scheda madre e di continui cicli di ricarica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualcuno potrebbe obiettare (Roberto l&#8217;ha fatto&#8230;):&nbsp;<em>&#8220;E gli smartwatch ibridi, come certi modelli Tissot?&#8221;<\/em>. \u00c8 vero, l\u00ec c&#8217;\u00e8 un modulo al quarzo che fa muovere le sfere. Ma anche in quel caso, l&#8217;essenza dell&#8217;orologeria classica diventa un elemento pressoch\u00e9 secondario, un pretesto visivo per contenere un modulo computer integrato che fa tutto il resto. Ci\u00f2 non toglie che siano oggetti godibili: vi confesso che, se un Tissot ibrido non fosse un po&#8217; troppo abbondante per le misure del mio polso, non avrei alcuna difficolt\u00e0 a tenerlo in casa. Attenzione, ho detto&nbsp;<em>in casa<\/em>, non&nbsp;<em>in collezione<\/em>. Lo userei come strumento, ma la mia idea di collezione rimarrebbe altrove.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per spingere l&#8217;analisi ancora pi\u00f9 a fondo, pensiamo a un gigante dell&#8217;orologeria svizzera che ha deciso di cimentarsi seriamente in questo campo:&nbsp;<strong>TAG Heuer<\/strong>. La storia di questo marchio, a ben vedere, rende la scelta di inserire a catalogo uno smartwatch del tutto naturale. Nel 1985, lo storico marchio&nbsp;<em>Heuer<\/em>&nbsp;si fuse con il gruppo&nbsp;<strong>TAG<\/strong>, acronimo che sta per&nbsp;<strong>Techniques d&#8217;Avant Garde<\/strong>. L&#8217;avanguardia tecnica, l&#8217;audacia e la sperimentazione sono scritte direttamente nel suo nome. Parliamo, dopotutto, della stessa TAG che nel mondo dell&#8217;automobilismo marchiava i motori Porsche turbo delle imbattibili McLaren, quelle che negli anni Ottanta dominavano le piste con Niki Lauda e Alain Prost. L&#8217;elettronica d&#8217;avanguardia e la ricerca ossessiva della performance estrema scorrono nelle vene di questa azienda da decenni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando una maison con questo pedigree decide di produrre oggetti come la linea&nbsp;<em>Connected<\/em>&nbsp;\u2014 e che smartwatch, lasciatemelo dire! \u2014 non sta rinnegando il proprio passato, ma sta onorando la propria identit\u00e0. Sebbene colossi come Apple e soci siano specialisti riconosciuti e di gran livello nella materia, TAG Heuer \u00e8 arrivata senza chiedere permesso n\u00e9 scusa: ha messo la freccia e in un battibaleno si \u00e8 messa tutti quanti alle spalle.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne comprendo l&#8217;alto valore e ne apprezzo sinceramente l&#8217;esecuzione tecnica. Eppure, anche di fronte a un pezzo di quel calibro, la mia conclusione non cambia: continua a non fare per me come orologio. Anzi, vi dir\u00f2 di pi\u00f9: dal mio punto di vista, a livello concettuale,&nbsp;<strong>preferirei di gran lunga il Tissot al TAG Heuer<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il motivo \u00e8 squisitamente architettonico. Il TAG Heuer Connected, per quanto meraviglioso, resta un computer totale: se la batteria si scarica o il software si pianta, lo schermo si spegne e l&#8217;oggetto smette di esistere. Il Tissot ibrido, invece, racchiude un&#8217;eccezione straordinaria: possiede un movimento nativo che &#8220;sa&#8221; e misura il tempo in modo del tutto indipendente dal computer di bordo. Se la parte smart muore, le lancette continuano a girare. C&#8217;\u00e8 un rispetto di fondo per la natura primaria dell&#8217;orologeria che nel TAG si perde.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se invece dovessi valutare il TAG puramente come giocattolo tecnologico da analizzare&#8230; beh, allora&nbsp;<em>slurp<\/em>!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sia chiaro: sfortunatamente non mi chiamo Paperone, quindi i miei studi e i miei esperimenti sul campo non sono stati condotti su un pezzo da novanta come il TAG Heuer. Ma chi mi legge sa che ho un&#8217;anima da informatico e una formazione da fisico, e a uno scienziato interessa l&#8217;architettura di base, che resta la stessa a prescindere dal prezzo. \u00c8 stata proprio questa viscerale curiosit\u00e0 a spingermi, in passato, a comprare e possedere un paio di smartwatch decisamente pi\u00f9 economici, con l&#8217;unico scopo di studiarne da vicino gli ingranaggi digitali e toccare con mano le potenzialit\u00e0 della tecnologia da polso. L&#8217;esperimento \u00e8 servito eccome, confermandomi che si tratta di oggetti affascinanti e incredibilmente interessanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per\u00f2 preferisco scindere i due mondi. Al polso cerco lo scorrere del tempo puro, non una microscopica estensione dello smartphone. Ritornando al Tissot ibrido, se la casa madre decidesse di ridurne le dimensioni, passando dagli attuali e generosi 43 mm a un diametro di circa 40 mm, allora s\u00ec che l&#8217;informatico e il collezionista troverebbero un compromesso da far entrare in casa. Ma sia chiaro: salirebbe sul mio polso come puro strumento di utilit\u00e0 quotidiana, non come oggetto della collezione. Anche in quel caso, le due cose\u00a0<strong>comunque resterebbero separate<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi guardo bene, in ogni caso, dal dare giudizi assoluti. Non troverete mai in queste pagine un invito a non acquistarli: ognuno deve decidere autonomamente per s\u00e9. Questo spazio esiste per stimolare domande, non per regalare risposte pronte o dispensare consigli per gli acquisti. Che ognuno metta al proprio polso ci\u00f2 che preferisce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi, caro Roberto, nessun odio. Solo il piacere di rallentare, andare sotto la superficie e chiamare le cose con il loro nome, un dubbio alla volta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>P.S. Nota di rigore scientifico ed enciclopedico del mio Pico de Paperis interiore: per amore di precisione filologica e oggettivit\u00e0 dei dati storici, l&#8217;inghippo della lettura frettolosa non \u00e8 avvenuto in metropolitana, bens\u00ec \u2013 come emerso dalle successive e puntuali verifiche nel nostro scambio epistolare \u2013 sul treno del Passante Ferroviario. Una precisazione logistica doverosa, che nulla toglie al piacere di esserci trovati subito a nostro agio in questo spazio di discussione pura.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nota dell&#8217;autore: l&#8217;articolo che segue nasce da uno scambio epistolare via e-mail. Ringrazio il lettore Roberto per avermi espressamente autorizzato a pubblicare questa riflessione citando il suo nome parlando di Smartwatch. 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