{"id":1627,"date":"2026-05-29T07:00:00","date_gmt":"2026-05-29T05:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiolevi.org\/?p=1627"},"modified":"2026-06-22T22:38:26","modified_gmt":"2026-06-22T20:38:26","slug":"luce-il-trauma-del-futuro-lastio-su-ferrari-luce-e-il-mio-problema-con-maranello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiolevi.org\/?p=1627","title":{"rendered":"Il trauma del futuro: l\u2019astio su Ferrari Luce e il mio problema con Maranello"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Non l&#8217;avrei mai detto, e nessuno che mi conosce bene ci avrebbe scommesso nemmeno un soldino di peltro: sto per scrivere qualche riga in difesa di Ferrari Luce&#8230; Ohib\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diciamolo subito, senza girarci intorno: io non amo la Ferrari. Ma nemmeno un po&#8217;, n\u00e9 per sbaglio. Certo, non sono ne cieco n\u00e9 scemo, ne riconosco il valore storico e l&#8217;immensa potenza industriale, ma il mio distacco da Maranello \u00e8 radicato e profondo. Non \u00e8 solo una questione di design, \u00e8 un\u2019antipatia epidermica verso una narrazione che ho sempre trovato ipocrita: quella modernit\u00e0 di facciata sbandierata nei comunicati stampa che serve solo a mascherare una tradizione stantia, quasi museale. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non nego che le vetture degli ultimi anni siano colme di soluzioni iper-tecnologiche, ma la vera domanda che dobbiamo porci \u00e8 un&#8217;altra: quanta di quella roba \u00e8 nata davvero l\u00ec dentro, e quanta invece \u00e8 stata semplicemente presa altrove, impacchettata e &#8220;resa Ferrari&#8221;? Ecco, \u00e8 questo il vero punto. E poi c&#8217;\u00e8 chi ha ancora il coraggio di criticare i marchi cinesi perch\u00e9 copiano o assemblano tecnologie altrui.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Politiche commerciali<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo si aggiunge una politica commerciale che, negli ultimi anni, mi ricorda in modo indisponente quella di Rolex. Quel giochino dei clienti &#8220;selezionati&#8221;, delle liste d\u2019attesa infinite usate come status symbol, del dover &#8220;meritare&#8221; il diritto di spendere centinaia di migliaia di euro. Un elitismo artificiale che profuma pi\u00f9 di speculazione finanziaria che di reale passione ingegneristica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, davanti alla tempesta di fango e denigrazione scoppiata online dopo la presentazione della\u00a0<strong>Ferrari Luce<\/strong>, mi trovo nell&#8217;insolita posizione di dover prendere le parti del Cavallino. <em>Si, avete letto bene: sto difendendo il Cavallino (guardate bene fuori dalla finestra, anche se \u00e8 maggio potrebbe nevicare).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Voglio dire: pu\u00f2 piacere come anche no (e stranamente, pur non urlando al miracolo, a me non dispiace affatto), ma assistere a giudizi cos\u00ec affrettati e carichi di astio preventivo \u00e8 francamente una follia. Siamo di fronte a un passo finalmente coraggioso, proiettato in una direzione davvero diversa.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Smontare il feticismo da bar sulla Ferrari Luce<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La reazione del pubblico alla Luce \u2014 la prima supercar completamente elettrica e a quattro porte di Maranello \u2014 ha seguito il solito, noiosissimo copione passatista. Una parte della tifoseria pretende che il brand rimanga congelato nel tempo, un eterno album dei ricordi fatto di motori a V racchiusi in linee rassicuranti. La Luce, invece, spezza questa continuit\u00e0 in modo brutalmente onesto. Chi la denigra accusa il design, nato dalla collaborazione tra il Centro Stile di Flavio Manzoni e il collettivo\u00a0<strong>LoveFrom di Jony Ive e Marc Newson<\/strong>, di essere &#8220;alieno&#8221; o troppo vicino al mondo Apple. Vero, senza dubbio, ma deve essere per forza negativo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma la vera rivoluzione sta nell&#8217;onest\u00e0 intellettuale del progetto, a partire da una forma che torna finalmente a seguire la funzione (ricordate cosa scrissi sulla mia <a href=\"https:\/\/www.studiolevi.org\/auto-e-moto\/ioniq-la-sostanza-vince-per-distacco-perche-non-deve-piacere-deve-funzionare\/\" type=\"post\" id=\"1052\">Ioniq<\/a>?). Senza un motore termico anteriore (o centrale), non avrebbe avuto alcun senso scimmiottare i volumi del passato, e cos\u00ec la silhouette a goccia e la cellula di vetro diventano pura aerodinamica applicata. Si tratta di un&#8217;architettura completamente inedita, una fastback con pavimento piatto e 1.050 CV, che definisce spazi e proporzioni mai visti prima su una Ferrari, pensati per abitare l&#8217;elettrico e non per adattarlo a forza. Persino sul fronte del suono la scelta \u00e8 stata radicale e coraggiosa: Maranello ha voluto rinunciare ai rombi artificiali finti sparati dagli altoparlanti, preferendo amplificare le vibrazioni meccaniche reali degli assali tramite un sistema di accelerometri. Questa \u00e8 ingegneria trasparente, non marketing acchiappa-clic.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il vero capolavoro, poi, sono gli interni. L&#8217;influenza di Jony Ive si vede nella rinuncia alla dittatura degli schermi giganti neri. C&#8217;\u00e8 una chiave in Gorilla Glass e moduli fisici in alluminio lavorato dal pieno. Non \u00e8 un tablet con le ruote; \u00e8 un oggetto di alta manifattura contemporanea che rimette al centro l&#8217;esperienza tattile.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il verdetto: il problema sono io<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo cortocircuito mi porta a una riflessione quasi ironica. Se la Luce viene massacrata dai puristi proprio mentre io la trovo un&#8217;operazione non necessariamente riuscita o piacevole, ma finalmente moderna ed interessante, significa che il cerchio si chiude.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi, a questo punto \u00e8 evidente: <strong>il mio problema con Ferrari sono io<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il mio distacco nasceva proprio da quel compitino nostalgico ripetuto all&#8217;infinito per rassicurare i clienti tradizionalisti coperto da un racconto di tutt&#8217;altro. Se oggi mi scopro a difendere l&#8217;auto che viene accusata di\u00a0<em>NON<\/em>\u00a0essere una vera Ferrari, significa che il mio gusto e la traiettoria di Maranello si sono incrociati nel punto pi\u00f9 inaspettato: <strong>quello del futuro<\/strong>. La Luce non cancella la tradizione, la libera dal peso di essere un vincolo. Resta da capire se il pubblico \u00e8 pronto a camminare nel presente, o se preferisce rimanere seduto nel Novecento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nota dell&#8217;autore:<\/strong> <em>un\u2019ultima riflessione, quasi sociologica; il vero dramma di operazioni come la Luce non \u00e8 il rischio industriale di Maranello, ma la pigrizia culturale di chi guarda. Perch\u00e9 se persino il Cavallino prova, per una volta, a smettere i panni del rassicurante brand di lusso per tornare a fare quello che Enzo Ferrari faceva meglio \u2014 ovvero scandalizzare i contemporanei anticipando i tempi \u2014 e noi rispondiamo invocando il passato, allora il problema non \u00e8 l&#8217;auto elettrica. Il problema \u00e8 che abbiamo paura di tutto ci\u00f2 che non sappiamo gi\u00e0 come catalogare.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non l&#8217;avrei mai detto, e nessuno che mi conosce bene ci avrebbe scommesso nemmeno un soldino di peltro: sto per scrivere qualche riga in difesa di Ferrari Luce&#8230; Ohib\u00f2. Diciamolo subito, senza girarci intorno: io non amo la Ferrari. 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