L’uscita della nuova Ferrari Luce continua a dividere. Oggi lascio spazio a un paradosso meraviglioso: un non-ferrarista che promuove l’elettrica di Maranello e un purista storico che ne vive il dramma esistenziale.
Quello che segue è uno scambio di battute nato spontaneamente, serrato e ironico con un lettore del blog (che chiede l’anonimato). Il testo è riportato parola per parola, autorizzato dall’autore e ripulito solo nelle minuzie tecniche e grafiche per renderlo fluido. Buona lettura.
ATTO I – La provocazione del lettore
Caro Levi,
te lo devo dire con assoluta franchezza: ho letto le tue considerazioni sulla nuova Ferrari Luce. Sono scoppiato a ridere. Ti prego di scusare il mio sarcasmo un po’ ruvido, ma ti seguo da abbastanza tempo per sperare che apprezzerai la totale onestà intellettuale di questa lettera, senza fare l’offeso.
Il punto è che la tua recensione svela un cortocircuito logico meraviglioso. Tu stesso hai ammesso di non essere mai stato un grande estimatore delle “Rosse”. E poi, magicamente, questa astronave elettrica “ti piace”. Beh, lasciatelo dire: ti piace la Luce proprio perché di Ferrari non hai mai capito un tubo!
Vedi, il fatto che tu non ami il Cavallino tradizionale (e per giunta hai scritto pure di Porsche… un bel pezzo, devo ammetterlo, ma andiamo! Porsche!) è l’esatto motivo per cui oggi promuovi questo oggetto. Questo è l’esatto opposto di ciò che sta succedendo nel cuore dei veri appassionati, che davanti alla Luce stanno avendo le convulsioni. Se la apprezzi, è perché non stai cercando una Ferrari. Stai guardando un bellissimo elettrodomestico di lusso. Proprio perché non digerisci la Ferrari storica, non riesci a vedere il dramma: la Luce non è una Ferrari, non ne ha l’anima, non ne ha la carne e mai l’avrà. Ed è per questo che ti affascina!
Mentre noi ferraristi viviamo di sintonie meccaniche, del V12 termico che ti urla dietro la schiena a 9.000 giri e del puzzo di frizione bruciata nei tornanti, la Luce arriva e azzera tutto con l’eleganza fredda di uno smartphone. È l’anti-Ferrari perfetta:
- Estetica da archistar della Silicon Valley: Quelle forme pulite da “conchiglia” levigata firmate da Jony Ive sono perfette per chi ama il minimalismo dei prodotti tech. Ma a noi, Levi, piacciono le auto cattive, che sputano fuoco e hanno sfoghi d’aria che sembrano cicatrici di guerra.
- Un simulatore di emozioni: Sentire la scocca che amplifica le vibrazioni dei motori come una chitarra elettrica può intrigare un neofita dell’elettrico. Per un purista, però, è come andare a un concerto e scoprire che la band sta suonando in playback. Una furbata.
- Un salotto per la spesa di lusso: Cinque posti e un pavimento piatto? Ma stiamo scherzando? È la versatilità fatta per conquistare chi una supercar non l’ha mai desiderata in vita sua, uccidendo l’idea di guida viscerale e sacrificata.
Il tuo sdoganare la Luce è la prova scientifica del “tradimento” di Maranello. Questa vettura piace a chi non ha mai amato le Ferrari tradizionali. I veri appassionati vedono in questi 1.050 CV silenziosi un’opera d’arte ingegneristica da mezzo milione di euro, ma non ci vedono una Ferrari.
La Luce ti ha conquistato solo perché ha rinnegato le sue origini. Ammettilo, Levi: ti piace perché, finalmente, hanno fatto una Ferrari che non è una Ferrari!
Con immutata stima e un sorriso,
Un lettore di Studiolevi
ATTO II – La mia risposta: “Colpito e affondato… ma con stile!”
Caro lettore,
innanzitutto grazie: contributi come il tuo sono il vero carburante di Studiolevi. Un confronto così schietto, corroborante e privo dei soliti filtri diplomatici è una boccata d’aria fresca, e sì, hai maledettamente ragione: apprezzo il tuo sarcasmo tanto quanto la tua onestà intellettuale.
Detto questo, passiamo al sodo: colpito e affondato!
Non ho intenzione di nascondermi dietro un dito né di fare l’offeso. Anzi, firmo volentieri una parte della tua critica: hai ragione quando dici che non sono mai stato stregato dalle Ferrari tradizionali (l’ho chiaramente scritto nell’articolo in questione), ma attento a non travisare il mio pensiero. Non è affatto vero che non apprezzo un V12, un V8 o un V10. Anzi, tutt’altro! Adoro la vecchia scuola e, proprio come te, provo un piacere quasi ancestrale quando la benzina viene trasformata in rumore puro.
Il punto, però, è un altro. Se parliamo di innovazione, non possiamo continuare a usare i vecchi parametri. La Luce mi piace proprio perché rompe gli schemi ed è l’antitesi di tutto ciò che Maranello è stato fino a ieri.
Mentre tu e i puristi di mezza Europa state vivendo una crisi esistenziale davanti a quel pavimento piatto e alle linee pulite di Jony Ive, io ci vedo il coraggio del salto nel vuoto. Mi hai scoperto: mi piace l’idea che Ferrari abbia osato fare un’auto che fa inorridire i ferraristi, smettendo di compiacere il passato per dettare le regole di un futuro tecnologico dove gli altri arriveranno tra dieci anni.
Quindi sì, caro amico, incasso il colpo col sorriso. La Luce mi ha conquistato perché ha cambiato pelle. Se per voi ferraristi questo è un tradimento, per me è l’inizio di una storia tutta nuova.
Continua a scrivermi così, perché sono questi i duelli dialettici che fanno bene al cuore (e al blog).
Con stima e un calice alzato alla tua salute.
ATTO III – La contro-risposta tanto inattesa quanto gradita del lettore: “Una cena pagata e la prova che Studiolevi è uno spazio libero”
Caro Levi,
che dire? Chapeau. Incassare il colpo con questa classe e ammettere il “reato” è una mossa da vero signore della rete.
E mi fa piacere leggere che dopotutto, sotto sotto, anche tu sappia apprezzare la “benzina trasformata in rumore” (non sai quanto abbia apprezzato la citazione del grande Jezza): significa che c’è ancora speranza e che non sei del tutto perduto alla causa dei puristi! Ma la notizia più bella della giornata è un’altra: ho appena vinto una cena a base di fiorentina e ottimo vino rosso!
Devi sapere che quella e-mail è nata durante una discussione accesissima al bar con il mio storico gruppo di amici, tutti ferraristi sfegatati e nostalgici del carburatore. Quando ho detto che ti avrei scritto due righe sul fatto che “non capisci un tubo di Ferrari”, sono scoppiati a ridere. Erano tutti pronti a scommettere l’intera paga del mese che l’e-mail sarebbe finita dritta nel cestino, convinti che chi cura uno spazio online non pubblicherebbe mai un affondo così irriverente e diretto contro lui stesso.
Io invece ho puntato forte su di te. Conosco da un po’ la linea editoriale di Studiolevi e sapevo che dietro la tastiera c’è qualcuno che preferisce un dibattito vero, ruvido e stimolante, piuttosto che la solita melassa di commenti compiacenti.
Oggi non ho solo vinto una scommessa e una cena gratis sulla pelle dei miei amici scettici. Ho avuto la conferma che questo spazio è rimasto uno dei pochi luoghi liberi della rete, dove ci si può dare del “tu”, confrontarsi sulle proprie passioni mantenendo la propria posizione e poi alzare il bicchiere insieme.
Alla salute della Luce (anche se continuiamo a preferire il V12 che urla!) e a quella di Studiolevi. Ci sentiamo alla prossima provocazione!
Il tuo lettore (ora decisamente più sazio)
ATTO IV – La conclusione: “Voglio la mia percentuale sulla fiorentina!”
Caro lettore,
qui scatta il conflitto d’interessi: se hai vinto quella fiorentina è solo grazie alla mia ospitalità editoriale, quindi esigo ufficialmente una percentuale sulla scommessa! Considerami pure invitato, o quantomeno pretendo che il primo bicchiere di quel vino rosso sia dedicato alla sopravvivenza del web libero (e alla mia pazienza).
Scherzi a parte, la tua vittoria al bancone del bar mi riempie di orgoglio. Hai dimostrato ai tuoi amici scettici che su Studiolevi non abbiamo paura delle critiche, nemmeno di quelle irriverenti.
Anzi, facciamo così: rilancio. Estendi pure il mio invito ufficiale a tutto il tuo gruppo del bar. Di’ ai tuoi amici nostalgici del carburatore di scrivermi, di mettermi alla prova in prima persona. Potranno toccare con mano che qui non esistono censure preventive. Se un confronto viene portato avanti con garbo, ironia e senza insultare, il parere di tutti viene non solo accettato, ma profondamente rispettato.
Oggi la rete non conosce mezze misure: o ci si rifugia in un circolo autoreferenziale di pacche sulle spalle, oppure si scivola nell’odio assoluto. Qui no. Questo spazio dimostra che esiste una terza via, fatta di pareri fermi e diversi, ironia e totale rispetto intellettuale. Se non ci si può più confrontare civilmente e con posizioni distanti su una Ferrari senza finire a insultarsi, allora internet ha fallito.
Goditi la cena alla faccia dei nostalgici del V12. Io continuerò a guardarmi il design della Luce in santa pace, mentre voi siete lì ad oliare ugole ed ingranaggi. E ai tuoi amici scettici dì pure che la prossima volta, se vogliono scommettere contro questo blog, faranno meglio a preparare il portafoglio. O una tastiera per scrivermi.
Buon appetito e alla prossima puntata!
Nota a margine (ma non troppo)
Ecco, fermiamoci un attimo a guardare questa storia da vicino, perché c’è qualcosa di incredibilmente sano in tutto questo.
Provate a pensarci: arriva un lettore storico, uno che la pensa all’esatto opposto rispetto a me su un tema viscerale come la Ferrari. Mi scrive una lettera affilata, senza filtri diplomatici, in cui mi dice papale papale che “non capisco un tubo”. Ma lo fa con un’ironia tagliente, con un’onestà intellettuale cristallina e, soprattutto, con un’educazione d’altri tempi. Nessun astio, nessuna rivalità da curva da stadio, nessuna bava alla bocca. Solo il puro piacere del dubbio e della dialettica.
Capite che meraviglia? In un web ridotto a un immenso sfogatoio di frustrazioni, dove se non sei d’accordo con qualcuno scatta automaticamente il linciaggio o il blocco, riscoprire il gusto di darsi del “tu” nel modo giusto, punzecchiarsi sulla propria passione e poi finire ad alzare i calici insieme (anche se a distanza) è la dimostrazione che un’alternativa esiste.
Si può essere distanti anni luce sulle idee, ma vicinissimi nel modo di stare al mondo. E finché esisteranno scambi del genere, ne è valsa la pena.
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